Prima Lettera

Ad Agostino Barili, servo dei poveri

Carissimo in Cristo Padre.A�Con le ultime vi mandai le risposte alle lettere vostre da Como e da Giovannantonio.

Quanto alla��essere libero dai miei impegni, sembra che la cosa vada per le lunghe e solo Dio sa il modo e dove.

Circa la��aiuto che piA? volte abbiamo domandato, non vedo altro rimedio se non due: uno, che preghiamo la��eterno Padre che mandi operai, perchA� qui ca��A? simile biA�sogno e forse di piA?, credeA�temi; la��altro, che si perseveri sino alla fine, ovvero fino a che il Signore mostri qualcosa e che si veda esser suo. Circa la mia assenza sappiate che io mai vi abbandono con quelle orazioncine che io so; e, benchA� io non sia nella battaglia con voi nel campo, io sento lo strepito e alzo nella��orazione le braccia quanto posso. Ma la veritA� A? che io sono niente. E credete certo che la mia assenza A? necessaria: le ragioni sono infinite, ma se la Compagnia starA� con Cristo, si otterrA� la��intento, altrimenti tutto A? perduto. La cosa A? discutibile, ma questa A? la conclusione. SicchA� pregate Cristo pellegrino dicendo: Resta con noi, Signore, perchA� si fa sera. E se non vi pare di intendere la ragione per cui la mia assenza A? necessaria, scrivetemelo: credo che vi soddisferA?.

Avvisate tutte le opere che mi scrivano spesso e dettagliatamente e che mandiA�no le lettere prima a voi e, lette che le avrete, mandatele a me, non tralasciando perA? di provvedere voi nel frattempo quanto Dio vi ispiri. E ordinate a messer Giovanpiero che continui nei due incarichi particolari, che pare convengano a lui; e che spesso e dettagliatamente mi avvisi, sempre nel modo detto e sempre mandi a voi le lettere per me. I due incarichi detti sono che non si dimentichi di tenere il miglior modo che Dio gli ispiri per conferA�mare quelli della Valle nelle buone devozioni; cominciando la��altro che si faccia carico di procuA�rare lavoro per la Compagnia.

A Giovannantonio da Milano, che confermi la compagnia nella pace, osserA�vanza delle buone usanze e devozione; e che mandino negli ospedali quelli che non lavorano con pace, devozione e modestia.

Ai sette, che si ricordino di aver cura di confermarsi nella caritA� di Dio e del prossimo, e delle confessioni e comunioni a suo tempo.

Ai dodici, che confermino se stessi e i fratelli nelle opere di Cristo e che si guardino dal tornar indietro loro, nA� lasciar tornare altri.

Il guardiano metta bene in mente che siano conservate le buone usanze e non la risparmi ad alcuno e solleciti che non si stia in ozio.

Il lettore solleciti il far leggere da��ora in poi piA? spesso di quanto si A? fatto finora.

La��ebdomadario solleciti le orazioni a suo tempo; continui il leggere a tavola e spieghi quel che intende, domandi quello che non intende; e soprattutto che tutto si faccia di buonora e mantenA�ga la Compagnia nella devozione: mancando la devoA�zione, mancherA� ogni cosa.

Il dispensiere non faccia golosi i ragazzi, nA� li lasci patire; preveda bene la quantitA� del pane, non lasci venire mancanza di viveri in casa e metta qualche buon ordine nella questua, perchA� la Compagnia non perda la via di star nella solitudine.

A messer prete Lazzarin, che abbia per raccomandate quelle pecorelle, se ama Cristo. E che al tempo delle loro confessioni non aspetti che i ragazzi lo chiamiA�no, ma egli stesso li inviti caldamente alla confessione e comunione secondo la buona devozione. E non lasci raffreddare il fuoco dello spirito, perchA� non vada in rovina ogni cosa. E vada spesso a mangiare con loro e domandi spesso chi si vuole confessare. E dopo confessati, faccia loro le ammonizioni in pubblico e in privato che gli mostrerA� la caritA� di Cristo. E lo stesso faccia per gli uomini della Valle; continui le buone devozioni.

Il sollecitatore solleciti che non si stia in ozio, procuri dei lavori,a��.,tenga in ordine la��eremo, faccia lavorare tutti con discrezione; non perda il lavorare, la devozione e la caritA�, le quali tre cose sono fondamento della��opera. Che GiovanA�nantonio da Milano stia alla regola del lavorare, perchA� col non lavorare poco si confermano i fratelli nella caritA� di Cristo.

I mulattieri abbiano cura della��asinella; vedano se si puA? fare qualche buona provvista per il suo mangiare; tengano pulita la casa.

La��infermiere abbia caritA� e curi gli infermi e si abbia ad usare qualche buona attenzione agli infermi per i primi giorni; passati i primi giorni, se peggiorano, si mandino a Bergamo. Abbia anche cura dei sani, perchA� non facciano disordini e si ammalino, sebbene non si sia mai usato dare questo incarico agli infermieri.

A messer Giovanni, che abbia per raccomandata la��opera e non si smarrisca, nA� si raffreddi nel procurare di farli continuare nel lavoro.

Soprattutto che messer prete Alessandro faccia questa volta lo sforzo di confermare quella��opera con la modestia che Cristo gli ispiri, soprattutto di mortifiA�care alquanto quei procuratori di Milano e aver per raccomandato Romiero.

Non posso piA? scrivere. Aspetto da tutti i sopraddetti una risposta dettagliata.

Venezia, alla TrinitA�, 5 luglio 1535

Girolamo

Seconda Lettera

Ad Agostino Barili, poi alla Compagnia

Fratelli e figlioli in Cristo dilettissimi della Compagnia dei servi dei poveri.

Il vostro povero padre vi saluta e conforta nella��amore di Cristo e osservanza della regola cristiana, come nel tempo che ero con voi ho mostrato con fatti e con parole, talmente che il Signore si A? glorificato in voi per mio mezzo.

E poichA� il fine nostro A? Iddio, fonte di ogni bene, nel quale solo a�� come nella nostra orazione diciamo a�� dobbiamo confidare e non in altri, cosA� ha voluto il benigno Signore nostro, per accrescere la fede in voi, senza la quale fede a�� dice la��evangelista a�� Cristo non puA? fare molti miracoli, e per esaudire la��orazione santa che gli fate, perchA� egli vuole pure servirsi di voi poverelli, tribolati, afflitti, affaA�ticati e infine da tutti disprezzati e abbandonati anche dalla presenza fisica, ma non dal cuore del vostro povero e tanto amato e caro padre.

E certamente non si puA? sapere questo, perchA� egli abbia fatto cosA�, tuttavia si possono considerare tre cose.

La prima, che il benedetto Signore nostro vuole mostrarvi che vi vuol mettere nel numero dei suoi cari figlioli, se voi persevererete nelle vie sue, come ha fatto con tutti i suoi amici e alla fine li ha fatti santi.

La seconda, per accrescere la vostra fede in lui solo e non in altri, perchA� a�� come A? detto di sopra a�� Dio non opera le cose sue in quelli che non hanno posta tutta la loro fede e speranza in lui solo: e coloro nei quali ca��A? grande fede e speA�ranza, li ha riempiti di caritA� e ha fatto cose grandi in loro. SicchA�, non mancando voi di fede e speranza, egli farA� di voi cose grandi esaltando gli umili. Per questo motivo mi ha tolto da voi insieme ad ogni altro strumento che vi dA� soddisfazione e vi ha condotti a queste due scelte: o che mancherete di fede e ritornerete alle cose del mondo, o che starete forti nella fede e in questo modo egli vi proverA�.

La terza, per provarvi come si prova la��oro nella fornace: le scorie e le impuritA� che sono nella��oro si consumano nel fuoco, mentre la��oro buono si conserva e cresce di pregio. CosA� fa il buon servo del Signore che spera in lui: sta saldo nelle triboA�lazioni e poi Dio lo conforta e gli dA� il centuplo per uno in questo mondo di quello che lascia per amor suo, e nella��altro la vita eterna. CosA� ha fatto a tutti i santi. CosA� fece al popolo da��Israele: dopo tante tribolazioni che ebbe in Egitto, non solamente lo fece uscire con tanti miracoli dalla��Egitto e lo nutrA� di manna nel deserto, ma gli diede la terra promessa.

Anche voi sapete, perchA� vi A? stato assicurato da me e da altri, che similmente farA� Dio di voi, se starete forti nella fede. E al presente io ve lo replico e affermo piA? che mai che se voi state forti nella fede, nelle tentazioni, il Signore vi consoA�lerA� in questo mondo e vi farA� uscire dalla tentazione e vi darA� pace e quiete in questo mondo: in questo mondo, dico, temporaneamente, e nella��altro per sempre. E di questo io ho qualche certezza visibile, di avere la nostra Compagnia qui in questo mondo luogo di pace. E questa lettera vi mando scritta apposta, perchA� ci mandiate due ragazzi per mostrare loro la detta terra promessa, che noi chiameA�remo luogo di pace. E questo capitolo sia segreto e non si legga ad altri che a quelli della Compagnia dei servi. PerciA? mandatemi due ragazzi della Compagnia dei servi; e quelli che restano, procurino di stare forti nella via di Dio, che A? amore e umiltA� con la devozione.

State attenti che non avvenga scandalo o disturbo nella Compagnia, oppure nei luoghi che servite. Sappiate che quei due che manderete, non importa che siano piA? dei vecchi che dei nuovi, nA� grandi nA� piccoli, nA� primi nA� ultimi. Abbiate la��occhio a due cose: la prima che per nulla scomodiate la Compagnia nei detti luoghi, anzi abbiatene piA? cura che mai. Non vi posso dir altro: abbiate piA? cura che mai e non guardate a pena alcuna per mantenere tutti nella via di Dio. La seconda, che quelli che mandate vi sembri che abbiano intenzione di stare nella Compagnia e osservare le nostre buone usanze cristiane e che vengano volentieri.

Ancora prego tutta la Compagnia che voglia dar questo incarico a messer prete Agostino insieme con Giovannantonio vice; e tutti siano contenti che siano eletti quelli che loro due da��accordo eleggeranno, consigliandosi perA? ed esamiA�nando comodamente con prudenza, perchA� non ca��A? fretta alcuna, ma quando Dio manda una��occasione, non bisogna perderla.

Ancora per una��altra cosa vi ricordo che non abbiate fretta, perchA� vorrei fossero talmente informati dal messere prete Agostino su tutte le cose e da GiovannantoA�nio sulla Compagnia e da messer Giovanpiero similmente che, oltre alle lettere che scriveranno tutti e tre, mi sappiano anche rispondere su qualcosa che domanA�derA? loro. PerciA? cominciate presto a scrivere e scrivetemi lungamente tutti e tre.

Non altro. Voglio che tutti mi crediate questa parola: sappiate certo, certo, certo che la mia lontananza sarA� di grande onore di Dio e beneficio alla Compagnia, se da parte vostra non si manca. Ma se da voi si mancherA�, non mancherA� la��onore di Dio, come A? detto, ma in altri. SicchA� da voi dipende tutto, perchA� Dio non mancherA�.

Date loro quei due colletti bianchi, che portavamo Giovannantonio e io, e dite loro che vadano negli ospedali ad alloggiare, dicendo che mi portano lettere imA�portanti e che li pregano da parte mia di dar loro del pane per la��amore di Dio, per non perdere tempo a cercare; ma non si fidino di questo, ma del Signore e vogliaA�no patire. A tutti dicano che, oltre le lettere, hanno da parlarmi a voce da parte di messer prete Agostino in segreto.

Messer prete Agostino, dopo letto questa lettera, la manderete alla Compagnia, confortando tutti nel Signore.

Girolamo scrisse.

21 luglio 1535, in Venezia, alla TrinitA�.

Ancora vi ricordo che stiate attenti, e soprattutto ricordo a voi, messer prete Agostino carissimo, e a Giovannantonio vice, che vi sforziate di avere un certo riguardo per mantenere la Compagnia in pace, un riguardo maggiore di quando ca��ero io, il migliore che si possa dire. E se ci fosse qualcuno che non si lasciasse guidare, non abbiate riguardo a prendere provvedimenti, senza riguardo alcuno, perchA� A? meglio che uno patisca, che tutta la Compagnia sia turbata o nasca qualche cattiva usanza. CosA� anche, al contrario, se Giovannantonio avesse desiA�derio che qualcuno non gli fosse tolto; e su questo particolare intendetevi tra voi due, per adesso, finchA� Dio non mostri altro.

Terza Lettera

A Ludovico Viscardi in Bergamo

Messer Lodovico,

Con la vostra pazienza salverete le vostre anime. Qual vantaggio infatti avrA� la��uomo, se guadagnerA� il mondo intero? Mi pare che mi potete intendere, ma noi siamo come il seme seminato tra le pietre, cioA? di quelli che credono per un certo tempo, ma nella��ora della tentazione vengono meno. A noi tocca sopportare il prossimo, scusarlo dentro di noi e pregar per lui ed esteriormente veder di parlargli con qualche mansueta parola cristianamente, pregando il Signore vi faccia degno, con la vostra pazienza e mansueto parlare, di dirgli tali parole che egli sia illuminato del suo errore in quella��istante. PerchA� il Signore permette tale errore per vostra e sua utilitA�, acciA? che voi impariate ad avere pazienza e a conoscere la fragilitA� umana e che lui poi per vostro mezzo sia illuminato e sia glorificato il Padre celeste nel suo Cristo.

E ci si guardi dal fare il contrario, quando accade una di queste occasioni, come sarebbe mormorare, dire male, corrucciarsi, esser impaziente, dire: Non son santo; non son cose da sopportare; questi non sono uomini mortificati, o cose simili; e poi dare il proprio guadagno ad altri, dicendo: Sarebbe bene che il tale gli parlasse, ovvero gli scrivesse e lo avvertisse, perchA� lo farebbe meglio di me; a me non crederA�; io non sono buono per questo, etc; ma dobbiamo pensare che solo Dio A? buono e che Cristo opera in quegli strumenti che vogliono lasciarsi guidare dallo Spirito Santo.

E poichA� io ho letto la vostra lettera, vista con grande piacere per lo zelo che si vede che ave-te per la��opera, mi A? parso di scrivervi questa, mal scritta secondo il mio solito, rimettendomi poi a messer padre Agostino, il quale vi darA� qualche avviso, essendo indirizzata la lettera a lui.

Quanto alla farmacia, un magro provvedimento A? stato preso col dire che si paghi di mese in mese e che del debito vecchio si abbia a scontare ogni mese qualche cosa. Bisognava provvedere di trovare il modo di avere il denaro per pagarlo. Tuttavia bisogna prendere quello che manda il Signore e servirsi da��ogni cosa, e sempre pregare il Signore che ci insegni a trarre ogni cosa a buon fine e credere certo che ogni cosa sia per il meglio e tanto orare e pregare che vediamo e, vedendo, operare secondo quanto al moA�mento capita, perchA� fra un mese non avrete il mezzo per pagare la spesa nuova e neanche il debito vecchio. Pertanto allora si potrebbe, non mostrando altro il Signore, convocare di nuovo gli amici della��opera e ricordare loro che fu stabilito da loro che ogni mese si pagasse la farmacia, ecc. e che al presente non ca��era modo e che tutti si ricordassero del modo che tutti dovrebbero tenere. E se non si trova altro modo, fate ricordare a messer Marcantonio e a messer Giovanni che altre volte A? stato detto che tutte le opere siano unite e che unitamente si faccia la questua; ma che prima si dia da mangiare ai poveri, poi si paghino i debiti fatti per il vitto, poi altro. Si mandi in esecuzione questo e si lasci stare ogni altra cosa; e si facciano apposite questue col migliore mezzo che essi sapranno e si sconti questo debito.

Quanto al secondo punto, dubitiamo che col far tre questue si infastidirA� la gente, si dividerA� la��opera, si verrA� in concorrenza e, ciA? cha��A? peggio, alla mormoA�razione e a urtare una��opera con la��altra. E circa la��assumere il Vescovo il carico di una��opera, non credo che sua Signoria abbia detto questo, ovvero che non A? stato inteso bene, perchA� so che sua Signoria ama tutte le opere e il suo desiderio A? di soccorrere tutte. Ma non si puA? piA? di quel che si puA?. E bisogna credere che sua Signoria farA� quel che potrA�: o mezza, o intera, o due, o tre, o tutto, o parte, secondo che il Signore gli darA� le forze. Quanto al cercare uomini eletti, molto lo lodiamo e preghiamo il Padre che mandi operai.

Circa il terzo punto, non sappiamo di quella donna Veneziana cosa alcuna, sicchA� non vi possiamo dare alcuna risposta. Molto mi dolgo di messer prete Zanon; avrei molto piacere che egli fosse avvisato e pregato per la��amore di Dio che resistesse a questa tentazione e beato lui se sarA� detto ogni male di lui con bugia; e che egli dovrebbe sopportarla con grande allegrezza, aspettando una grande ricompensa in cielo. Di quella buona persona ancora non ne sappiamo niente; e nessuna buona ne abbiamo tra mano.

4A� Vi avviso che non solamente in queste cose non vi intromettiate, ma se qualcuno ne parlasse, interrompete il discorso, non perchA� il lavoro non sia un bene, poichA� sta scritto: Chi non lavora, non mangi, ma ogni volta che vien proposta una cosa buona, che non si possa fare, bisogna ritenere certo che A? tentazione luciferina e non A? da Dio, perchA� Dio non fa nessuna cosa indarno. E questa tentazione non A? tentazione nuova, ma vecchia. E in questo non siamo lontani da questo desiderio, ma continuamente abbiamo fatto ogni sforzo di mandarlo in esecuzione: come pubblicamente si sa che abbiamo lavorato tre anni a Venezia, pubblicamente con i poveri derelitti; due anni, e questo A? il terzo, che abbiamo lavorato nella��arte rurale nel milanese e nel Bergamasco, pubblicamente: e tutti lo sanno. E Madonna Lodovica sa quanto abbiamo faticato per voler prendere in casa la��arte del tessere, fino a voler lavorare gratis. E ora qui in Brescia abbiamo dato principio al cucir delle berrette. E questo vi dico per affermare che gli altri mormorano ed hanno questo desiderio a parole, e noi abbiamo mostrato il desiderio con i fatti. Non bisogna dunque spronare il cavallo che corre. SicchA� dico: non si puA? fare; non che non sia da fare, nA� che non si possa lavorare. Ma chi avete in casa atti a lavorare? E chi avete che voglia loro insegnare per la��amor di Dio? E che arte avete a questo proposito? Pure concludo che il lavoro A? un bene e continuamente lo vaA�do cercando e prego Dio che ce lo dia; ma ancora non ne vedo via nA� modo, eccetto una, e pensiamo che essa certamente riuscirA� in tutti i luoghi dove lavoA�riamo: cioA? fare delle trecce per cappelli. E quanto a questo abbiamo trovato molti segreti piA? volte, ultimamente per preparare la paglia. PerciA? vi prego che con quanta riputazione potete, procuriate si abbia a fare questo lavoro. Il modo che dovete seguire per adesso A? che parliate con gli amici che ci riservino qualche decina e centinaia di steli di frumento, di spelta e farro, senza trebbiarli. A vostra istanza poi vi manderemo maestri adatti.

5A�. Molta consolazione abbiamo avuto a riguardo del Basilio; fategli intendere, fategli carezze, siate presente quando potete, quando egli medica; lodatelo nelle cose lodevoli e nelle altre sopportatelo. Fate che sia servito, affinchA� alla sua venuta siano subito pronti gli infermieri e tutti gli unguenti, e le bende, fili, garza, ago, filo ecc. Non promettetegli cosa alcuna, affinchA� abbia il merito; ma se gli potete fare qualche caritA� alla��improvviso, il Signore ve lo mostri. E avvisatelo che se io troverA?, dove mi trovo, qualche bella cura, gliela manderA? apposta, dovessi anche tirarla fuori da qualche ospedale. E cosA� vedrete crescere la��onore di Dio, della��ospedale e di Basilio.

6A�. Sollecitate le cose della questua meglio che sapete; spero che, dove manA�chiamo noi, il Signore supplirA� molto piA?.

7A�. Quanto alla tela, mi piace molto; ma che cosa A? per tante persone? Pure di tutto ringraziamo il Signore.

8A�. Quanto al sacerdote, avete fatto bene a ricordarlo, nonostante che tutti cerchino e ne abbiamo bisogno e non se ne trovi. Pure non si cesserA� di cercare.

9A�. Non so dir altro di Romiero e Martino, se non che i discepoli sono secondo il maestro. PerciA? pregate Dio che mi dia la grazia di dar loro miglior esempio di quanto ho fatto finora e che Dio dia loro miglior maestro e a me migliori cooperaA�tori.

10A�. Quanto ad Ambone, tenetelo con questa condizione, piacendo a voi e a lui, altrimenti mandatemelo. E ditegli con questo medesimo patto: cioA? che sempre egli stia in fondo alla tavola e ogni volta che farA� qualche male, che non beva vino; e se fa qualche male di maggiore importanza, abbia sempre una punizione. Il suo ufficio sia svuotare i vasi dei bisogni insieme a quei compagni che vi pare, scopare tutta la casa, portare acqua, legna ecc., e mai maneggiare cosa da mangiare. NA� mai vada fuori di casa, nA� mai parli ad altri che a voi e al vostro commesso, che si chiama luogotenente, e al guardiano. E osservando per un poa�� di tempo questa regola, lasciatelo poi andare in su a tavola con gli altri; e tanto quanto migliorerA�, tanto gli si toglierA� questo giogo di penitenza per i suoi errori commessi. E state attento di non risparmiare di dargli la punizione ogni volta cha��egli parla come prima, e se lo sa e non la��accusa, dategli la medesima punizione. Meglio sarebbe che gli faceste osservare questa regola con buone parole, senza dire che ve la��ho scritto. State attento e avvertite il portinaio che presto egli vi potrebbe scappare e tirarsi dietro dei ragazzi, perchA� questa A? la sua abitudine e ha detto di portar via Giovannia��E se egli accennasse da��andar via, contentatelo subito e non concedetegli altro tempo.

11A�. Per ora, non come norma ordinaria, ma per una volta se capita, o piA?, come vi parrA�, vi si dA� licenza di dare da mangiare ai questuanti, perchA� io non ho autoritA� di darvela altrimenti, ma si deve trattare la cosa nel capitolo ovvero ridotto nostro; ciA? che si concluderA�, vi sarA� comunicato, se ce lo richiederete.

12A�. Quanto alla lettura, non vi fidate dei ragazzi; vigilate, interrogate, esamiA�nate e ascoltate spesso se leggono o recitano. E non vi fidate di Bernardino. Quanto alla grammatica, io non so chi avete che sia atto ad insegnar grammatica; quando ne avrete, fatelo sapere a messer prete Alessandro, chi A?, la disposizione e la sua condizione, e lui vi risponderA�.

13A�. Quanto a messer Giovanni, non bisogna parlargli con lettere morte, come le mie lettere, ma bisogna pregar per lui e parlargli a viva voce le parole di vita.

Di mano del Barili

Il servo dei poveri Girolamo ha scritto quanto sopra.

PoichA� mi pare che messer Girolamo vi scriva a sufficienza di tutto quello che voi scrivete, non mi dilungherA? a dirvi altro, eccetto che vi mandiamo indietro la vostra, perchA� la riscontriate con la presente, e una��altra diretta a messer Amedeo, fratello di messer Giovanni Cattaneo. Vedete di fargliela avere presto, perchA� A? importante. Mi resta da dirvi che avete fatto un bella��errore a non mandare una lettera a quel prete di Somma Campagna, avendo avuto messer Leone, al quale la potevate dare, non ostante che io ve la��avessi detto. Non altro. State bene nel Signore e pregate per tutti noi.

Da Brescia, nella��ospedale della misericordia, il 14 giugno.

Sacerdote Agostino, servo dei poveri.


Quarta Lettera

A Giovanni Battista Scaini, a Bedizzole

Della lettera si omette la parte che descrive la ricetta per curare un male agli occhi e si trascrivono soltanto le ultime frasi.

a��.Non altro. Vi piaccia raccomandarci alle orazioni dei fratelli nostri, soprattutto a messer Bartolomeo e a messer Stefano. La��esito della convertita vi mostra che non richiedete al Signore la grazia di operare e la fede senza le opere A? morta. Dubitate di non essere presso Dio, quello che vi par da��essere.

Scritta nella Val di San Martino, il giorno della Madonna.

Girolamo Miani.


Quinta Lettera

A Giovanni Battista Scaini, a SalA?

Carissimo fratello in Cristo. La pace del Signore sia con voi. Per mezzo del nostro messer Francesco ho ricevuto la vostra e visto quanto in essa mi scrivete. Non A? necessario che facciate tanto caso per la questua, nella quale si A? fatto poco raccolto, poichA� il Signore, il quale dice che dobbiamo cercare prima il regno di Dio, ci provvederA� di queste cose opportunamente. Neanche si A? mandaA�to costA� per altro che per darvi occasione di meritare, per cui, avendo voi fatto dal canto vostro ciA? che vi A? stato possibile, il Signore resterA� soddisfatto di voi, poichA� la buona volontA� supplirA� al difetto presso di lui, che A? benignissimo. Quanto al rimandare un altra��anno costA�, Iddio sa quello che sarA� allora. Io penso che potrei forse essere unto della��ultima unzione a quel tempo, per cui non avrei bisogno di rimandare costA� per olio da ungere la gola. Di quello che si A? raccolto, mi rimetto al vostro parere e, mandandolo a Brescia, si vedrA� come disporne. Non si mancherA� di far memoria di voi nelle nostre orazioni. Pregate Dio che le esauA�disca e che a voi dia grazia da��intendere la volontA� sua in queste vostre tribolazioni e di eseguirla, poichA� la maestA� sua deve volere qualche cosa da voi, ma forse non la volete ascoltare. State sano e pregate Dio per me e raccomandatemi a messer Stefano.

Da Somasca, il 30 dicembre 1536.

Girolamo Miani.


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Sesta Lettera.

A Ludovico Viscardi, in Bergamo

Messer Lodovico fratello in Cristo dilettissimo. Per non essere qui messer prete Agostino padre nostro, con sua licenza ho lette le lettere vostre a lui indirizA�zate; e perchA� lo avvisate di quei disordini, in modo che si prenda qualche provA�vedimento, vi rispondo che alla sua venuta, che sarA� fra pochi giorni, gli mostrerA? la vostra lettera e prego Dio gli mostri il rimedio e il provvedimento.

Nel frattempo vi prego di chiamare il commesso, il somiere, Giovanni inferA�miere, Iob dispensiere e Martino latore della presente e avvisateli che io faccio loro intendere da parte di Cristo che Dio li punirA�, come ho detto a Bernardino primo piA? volte che Dio lo punirA�, se egli non si emenda; e sono stato cattivo profeta, benchA� abbia profetizzato il vero. Si guardino da Dio: Dio li punirA�, se non si emendano. Non sanno che essi si sono offerti a Cristo e sono in casa sua e mangiano del suo pane e si fanno chiamar servi dei poveri di Cristo? Come dunque vogliono fare quel che A? detto senza caritA�, senza umiltA� di cuore, senza sopporA�tare il prossimo, senza procurare la salute del peccatore e pregar per lui, senza mortificazione, senza fuggire il denaro e il volto delle donne, senza obbedienza e senza la��osservanza delle norme in uso? PerchA� sono in mia assenza, pensano di essere nella��assenza di Dio? Vedano ora chiaramente ciA? che, anche nella mia assenza, mi fa dire il Signore. Essi sanno se il Signore me lo fa dire; se io non dico il vero, io divento succubo del padre della menzogna e divento membro di questo padre della menzogna. Essi sanno che io dico il vero; perchA� non la��hanno da Dio? E se Dio mostra loro per questo mezzo che egli li vede, perchA� non temono Dio? Vivranno dunque ipocriti e ostinati? Se non si emenderanno e se il timore di Dio non opererA�, neanche il timore degli uomini varrA�. SicchA� non so dir loro per adesso altro, se non pregarli per le piaghe di Cristo che vogliano essere mortificati in ogni loro atto esteriore e pieni interiormente di umiltA�, caritA� e di unzione; sopportarsi la��un la��altro; osservare la��obbedienza e rispetto per il commesso e per i santi antichi ordini cristiani; mansueti e benigni con tutti, soprattutto con quelli che sono in casa; e sopra tutte le cose mai mormorare contro il nostro vescovo, anzi sempre a�� come in tutte le nostre lettere abbiamo scritto a�� obbedirgli; ed esser frequenti nella��orazione davanti al Crocifisso, pregandolo che voglia aprire gli occhi della loro cecitA� e domandargli misericordia, cioA? che siano fatti degni di fare penitenza in questo mondo come caparra della misericordia eterna.

In altre lettere abbiamo scritto che procurino di mandare a questi poveri un paio di forbici e unguento per la rogna; ve lo ripeto, ne hanno grande bisogno.

Anche a voi ricordo la vostra salute. Io non ho tempo di scrivervi altro, perchA� abbiamo quasi tutti quelli di casa ammalati di una grave infermitA� e sono piA? di sedici infermi. Pace a voi.

GiA� che la��asino viene, dategli le forze, che vi mandiamo Giovan Francesco, al quale si impiaga una gamba.

Somasca, 11 gennaio 1537.

Girolamo Miani per incarico.